Liceo Linguistico Courmayeur

Volerlo ne vale sempre la pena

Dalle piste valdostane all’Università di Denver: la terza sportiva incontra Cecilia Pizzinato

Cecilia Pizzinato

Sono le 14 in Italia, ma a Denver sono appena le 6 del mattino. Eppure Cecilia Pizzinato è già davanti allo schermo, pronta a collegarsi con noi.

Dall’altra parte ci siamo noi, i ragazzi e le ragazze della terza sportiva, con tante domande da farle. Cecilia è stata alunna del nostro liceo, ha fatto parte di ASIVA fino a 20 anni e oggi vive in Colorado, dove studia all’Università di Denver e gareggia nella squadra di sci.

Una storia che, per chi vive ogni giorno tra scuola, allenamenti, gare e verifiche, sembra lontana ma in realtà non lo è poi così tanto.

Cecilia, partiamo dall’inizio: quando hai capito che lo sci sarebbe diventato qualcosa di più di una passione?

Ho iniziato ad avvicinarmi allo sci agonistico a 7 anni e da allora lo spirito competitivo mi ha accompagnata in tutto, a scuola come sugli sci. Il mio obiettivo era entrare in ASIVA e ci sono riuscita in terza. Sono rimasta in ASIVA fino a 20 anni.

Com’è stato conciliare scuola e sport?

Era quasi un patto: se andavo bene a scuola, potevo sciare. In quarta e quinta ho avuto pochissima presenza in classe, ma questo liceo ti insegna a essere autonomo. Devi imparare a organizzarti e a gestire il tuo tempo. Alla fine è una grande scuola di vita.

Se oggi potessi dare un consiglio agli atleti ASIVA, quale sarebbe?

Non perdete mai di vista la scuola. E sfruttate tutti gli strumenti che avete a disposizione: anche l’intelligenza artificiale può essere utile per ripassare e capire meglio gli argomenti. Un’altra cosa che consiglio è fissare le verifiche: avere una data ti obbliga a organizzarti e a studiare.

Da Courmayeur alla Bocconi, fino agli Stati Uniti

Il percorso di Cecilia non si è fermato sulle piste valdostane. Dopo il liceo è arrivata la Bocconi, dove ha studiato per due anni. Poi la scelta di attraversare l’oceano.

Come sei arrivata fino a Denver?

Grazie a due cose: le lingue che ho imparato al liceo e il mio livello nello sci. Le lingue sono fondamentali se vuoi andare all’estero. Prima di Denver ho frequentato per due anni la Bocconi, poi è arrivata questa opportunità.

All’università hai dato più importanza allo studio o alla squadra?

Quando ho iniziato l’università mi stavo giocando tutto nella squadra. Per me l’università era quasi una cosa in più. Il vero grande cambiamento è stato lasciare l’Italia.

Cadere, fermarsi e ripartire

Come in ogni percorso sportivo, però, non è stato tutto facile.

Hai avuto momenti particolarmente difficili?

In quinta ho avuto un infortunio. Con il tempo ho capito che quella situazione mi ha fatto sviluppare ancora più amore per lo sci. Avevo la maturità, quindi ho studiato tanto e questo mi ha aiutata anche a entrare alla Bocconi. Ho scelto di reagire positivamente, invece di vedere l’infortunio solo come qualcosa di negativo.

Hai mai pensato di mollare tutto?

No, non ho mai pensato davvero di mollare tutto. Però ho avuto momenti difficili. Mi è successo, per esempio, a 16 anni: in ASIVA ero la più piccola e mi sentivo meno seguita rispetto a prima. Ero arrabbiata. Ne ho parlato subito con lo sci club e con il mio mental coach, che è stato molto importante per me. Anche quando ho dovuto scegliere l’università ho avuto paura di dover cambiare sci. Ho sempre avuto tanta voglia e tanti obiettivi, ma ho dovuto modificarli lungo la strada.

Quanto è importante avere qualcuno che ti sostenga?

Per me è fondamentale. Mi faccio seguire da un mental coach da sette anni. Poi ci sono la famiglia, le amiche e il fisioterapista. È grazie a questo nucleo che ho ritrovato forze ed energie. Anche gli amici che condividono la tua passione sono una rete di supporto indispensabile, soprattutto negli Stati Uniti.

Denver: qui lo sport è davvero parte della vita

A questo punto arriva una delle nostre curiosità più grandi: com’è vivere l’università americana da atleta?

Super comodo e organizzato. Ci si allena la mattina presto, dalle 8 alle 10, e poi si studia. È come vivere in un villaggio: sei sempre in squadra, ti alleni tanto e lavori continuamente in gruppo. Qui ci si allena tanto, ma negli Stati Uniti ancora di più.

E per chi sogna di fare un percorso simile al tuo, ci sono davvero delle opportunità?

Assolutamente sì. Ci sono grandi borse di studio, in America e anche all’estero, per chi scia. Con me ci sono persone selezionate e anche italiani che erano in ASIVA e poi hanno scelto di venire qui. C’è anche la mia migliore amica, Margherita Sala, con cui condivido sport e studi.

A questo punto interviene una compagna di classe, Vuillermoz, alunna ASIVA da quest’anno:«Mi auguro di seguire le tue orme.»

Cecilia sorride.

«Mi fa molto piacere. E ti dico una cosa sola: volerlo, ne vale sempre la pena.»

E se lo sci diventasse anche un lavoro?

La domanda arriva spontanea.

Si può costruire un futuro lavorativo anche attraverso lo sci? Per esempio, diventando maestri?

Certo! Fare sci per diventare maestro è una bellissima strada. Io questa estate ho lavorato in tutt’altro ambito, però ho molti amici che hanno scelto di fare i maestri di sci e si trovano molto bene. È sicuramente una possibilità concreta per chi vuole continuare a costruire qualcosa intorno allo sport.

E dopo l’università?

A questo punto siamo curiosi di sapere cosa immagina Cecilia per il futuro.

Hai già pensato a cosa farai dopo l’università?

Non lo so ancora. Per adesso guardo all’estate prossima: mi piacerebbe tornare in Europa e sto pensando anche a Berlino. Poi vedremo. Per molto tempo nella mia testa c’è stato praticamente solo lo sport, ma mi sono resa conto che c’è anche dell’altro.

La frase che ci resta

Dopo tante domande, curiosità e racconti, arriva il momento dei saluti. Ma prima vogliamo un ultimo messaggio per noi, che siamo ancora qui, sui banchi, tra una verifica e un allenamento.

Cosa diresti ai ragazzi che stanno cercando di capire fin dove possono arrivare?

Cecilia non ci pensa molto.

«Volerlo, ne vale sempre la pena.»

Sono le 15 in Italia. A Denver è ancora mattina presto.

E forse, per una volta, la distanza tra noi e quel mondo dall’altra parte dell’oceano sembra un po’ più corta.